… Quindi le misure cautelare - in generale - vanno applicate solo se ci sono almeno una delle seguenti tre condizioni: pericolo di fuga dell’imputato, pericolo di inquinamento delle prove o pericolo di ripetizione del reato. Ma per decidere per il carcere, ce n’è anche un’altra da rispettare: che non ci sia altro modo per tenere sotto controllo la persona in questione. E questa è una situazione difficile da rispettare, soprattutto quando si tratta di un ragazzo. Invece, tutti questi dettagli non sono stati spiegati sui giornali, dando l’idea - grazie anche a scelte discutibili nei titoli - che la sentenza significasse che laddove ci fosse uno stupro di gruppo, i colpevoli non vanno in galera. Niente di più falso: la pena minima per questo reato è di 6 anni, e quindi non c’è modo di evitare il carcere, se si viene condannati. Ma il punto è proprio questo: un conto è il carcere per una persona che è stata condannata con sentenza definitiva (praticamente obbligatorio, quando la pena supera i 3 anni); un conto è il carcere per una persona che invece non ha subito alcun processo. In questo caso bisogna andarci cauti; e il Codice prevede una certa gradualità nelle scelte da parte dei giudici.
Invece su Facebook è un fiorire di link e di commenti che parlano di incentivi allo stupro e di libertà per gli stupratori. Un qualcosa che non è mai passata per la mente di nessuno dei giudici che hanno emesso la sentenza. Ma questo dipende anche da un altro brutto vizio molto diffuso, che si può sintetizzare con “assoluta mancanza di senso critico”…
"Lo stupro di gruppo delle leggi fatto su Facebook (via niente)
E’ la maledizione dell’ sms o twitter, la generazione di cervelli limitati a recepire 120 caratteri: la gente legge i titoli - o L’Internazionale - ed è convinta di essere informata.
(via abr)